Come nasce la vostra impresa?
Workeat nasce da un’intuizione mia e del co-founder Filippo Fantini nel 2016, allorchè iniziammo a studiare un progetto che potesse unire tecnologia e food. L’idea alla base era di creare uno strumento digitale, che non fosse un tablet o una App: da qui il punto di caduta sui tavoli interattivi, che sono l’elemento distintivo del nostro del nostro format. Creiamo e facciamo customizzare un tavolo completamente da zero, sia da un punto di vista hardware che software, con l’obiettivo di fornire un servizio alla clientela smart e veloce. Dal tavolo interattivo si è poi generata l’idea di creare il primo ristorante veramente tech: WorkEat detiene la proprietà del software ed il marchio del ristorante, mentre, attraverso una società in cui partecipiamo, sviluppiamo le versioni aggiornate del software stesso.
Dove sono oggi ubicati i ristoranti WorkEat con i tavoli interattivi?
Abbiamo scelto di presidiare il Travel Retail, che rappresenta un contesto giusto per offrire il binomio tech+food. Nello specifico, crediamo che la nostra offerta sposi bene il target della clientela aeroportuale, intesa sia come uomini di affari, sia come turisti internazionali. Al contrario, a nostro avviso un contesto quale quello delle stazioni ferroviarie non rappresenta per il nostro format il miglior posizionamento, in prima istanza per un diverso tempo di permanenza del passeggero rispetto a quello speso in aeroporto. Attualmente siamo direttamente presenti a Napoli Capodichino e Torino Caselle con due punti vendita (ristoranti all day long e caffetteria alla mattina), mentre presso l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio operiamo con un locale in franchising con Autogrill. I nostri tavoli sono completamente customizzabili per ogni cliente e sono lo strumento che ci consente di affacciarci al di là del nostro solo locale Workeat verso soluzioni di franchising.
Avete in programma qualche innovazione per il 2023?
La tecnologia viaggia più veloce dei decreti, quindi assolutamente si. Stiamo lavorando ad una nuova release del software, per cui stiamo cercando di lavorare su una versione 2.0 del tavolo che possa correggere i bug pregressi ed offrire ulteriori integrazioni di utilizzo. Per esempio, vogliamo sviluppare, a livello di fruizione potenziata dal nostro tavolo, varie soluzioni di advertising e di vendita suggerita, pubblicità, marketing. Ancora, lavoriamo per la connessione con i sistemi software di cassa per creare statistiche e big data sui processi di consumo dei clienti con i tavoli interattivi.
Perché ATRI? Come l’associazione può aiutare il vostro sviluppo?
Io credo fortemente nella condivisione e, in questo senso, ritengo ATRI un valore aggiunto. Del resto anche solo potersi confrontare con format più preparati dei nostri ci consente di correggere gli errori iniziali inevitabilmente riscontrabili in una start-up. Del resto usciamo da un biennio particolare, dove nessuno aveva da solo le risposte a fronte di nuove ed imprevisibili criticità: in questo senso un’associazione può condurci verso una migliore chiarezza sulle traiettorie di sviluppo future. Infine, ho una particolare stima ed ammirazione per le persone che governano questa associazione.

