Il mercato globale del Duty Free dovrebbe passare dagli 80,5 miliardi di euro di valore con cui concluderà il 2023 (+4,9% sul 2019 pre-pandemico) a 102,2 miliardi di euro nel 2024, salendo del 27% l’anno prossimo, fino a portarsi a 138,8 miliardi di euro nel 2028 (con un +79,9% sul pre-pandemia) per un CAGR-Compound Annual Growth Rate del periodo 2023-28 (ovvero il tasso di crescita annuo composto del prossimo lustro) pari all’11,4%.
Sono le conclusioni cui è giunta ATRI, l’Associazione Travel Retail Italia, che unisce oltre 50 aziende italiane attive nel settore del Travel Retail, in uno studio effettuato da diciottofebbraio, società di consulenza di direzione basata a Milano ed attiva dal 1999, che ha maturato un focus specifico e distintivo sui settori aviazione, aerospaziale e difesa, viaggi d’affari e appunto Travel Retail, presentato in un recente webinar condotto da David Jarach, Executive Chairman dell’osservatorio lombardo.
Elaborando dati del WEF-World Economic Forum, diciottofebbraio ha rievato che il 61% degli economisti esprime la convinzione che l’economia subirà un indebolimento nei prossimi anni. Il 93% degli esperti ritiene poi che la crescita dei tassi si verificherà a un ritmo più lento e che la geopolitica si candiderà come una delle principali fonti di volatilità economica globale, secondo il 90% degli economisti. L’86% degli esperti prevede comunque che il peggio dell’impennata inflazionistica globale sia ormai alle spalle e l’85% si attende una stretta delle condizioni di prestito per le imprese. Inoltre, il 79% degli esperti interpellati ritiene che la politica interna delle nazioni possa anch’essa contribuire alla volatilità economica su scala globale e il 68% di loro pensa che le condizioni del mercato del lavoro nelle economie avanzate si allenteranno.
Difficile situazione macroeconomica complessiva wolrdwide, alti costi dei trasporti con i loro eventuali rincari, restrizioni nei viaggi con sempre più frequenti cancellazioni di voli o treni e congestioni in aeroporti e stazioni con disruption operative, guerre, carenza di staff nelle strutture di supporto al vettore aereo, ad oggi identificabili in prima istanza con la categoria dei controllori di volo, timori per una recrudescenza della pandemia non ancora del tutto sopiti che conducono a una ridotta confidenza dei consumatori, cui si aggiungono instabilità ed incertezza economica, in primis correlabile all’inflazione, sono tutti fattori che pesano sulla ripresa del turismo internazionale globale, il quale dovrebbe comunque riportarsi oltre i 4 miliardi di passeggeri del 2019 fino a 4,3 miliardi di passeggeri nel 2024, arrivando intorno ai 5 miliardi worldwide a fine 2026, secondo dati di Tourism Economics/IATA Sustainability and Economics, elaborati da diciottofebbraio.
Per ciò che concerne le aerolinee, David Jarach ha sottolineato come il settore supererà in tutti i suoi contesti regionali il risultato pre-pandemico nel 2024, con l’area asiatica e medio-orientale di nuovo in testa ai volumi di crescita. Si evidenza una ripresa dei voli domestici già dal 2022, mentre il traffico internazionale non raggiunge ancora i numeri pre-pandemia. Grazie anche ad una turbo inflazione che ha prodotto rincari a doppia cifra delle tariffe aeree, l’industria tornerà già da quest’anno a registrare un margine operativo positivo.
In Europa, l’analisi di diciottofebbraio pone in luce come gli ambiti geografici che sovra-performano rispetto al 2019 siano quelli del Sud Europa (a cui si aggiunge la Polonia, +6,5%), mentre sotto-performano quelli del Nord Europa (a partire da Germania, -19,1% e Finlandia, -25%. Da segnalare Svezia -16,6%, Paesi Bassi -9,5%, Svizzera -9%, Francia -3,4%). Il dato conferma una ripresa post-pandemica guidata dalla componente leisure, che ha trovato un naturale bacino di destinazione preferenziale nei contesti del Mediterraneo (Portogallo +16,6% nel Q2 2023 rispetto al medesimo periodo del 2022, Grecia +16,9%, Italia +10,3%, Polonia +6,5%, Spagna +5,1%).
Guardando espressamente all’Italia, il Bel Paese ha performato meglio rispetto alla media continentale, confermando il suo secondo posto in termini di dimensione alle spalle della Francia, con il 22,6% dell’intero mercato dell’Europa occidentale, contro il 23,8% dei transalpini. In Italia il Duty Free arriverà a 5,7 miliardi di euro a fine 2023 (+25,7% sul 2019 pre-pandemico e +82% sull’anno precedente), con la stima di arrivare a valere ben 9 miliardi di euro ad orizzonte 2028, per un CAGR del prossimo quinquennio del 9,4% annuo.
I “consumatori” di viaggi cambiano. Una stima di Kearney, che ha realizzato un sondaggio tra 500 viaggiatori e 40 senior manager del settore, indica che nel 2025 Millenials e Gen Z costituiranno più del 50% dei viaggiatori nel mondo. Essi ricercheranno nel contesto del Travel Retail un’esperienza differenziale, customizzata e targettizzata, dando per scontata e quale punto di pareggio l’offerta del solo prodotto e delle relative categorie merceologiche.
“L’attenzione crescente al nostro settore pare evidente anche dalla Legge di Bilancio”, segnala nel comunicato Stefano Gardini, presidente di ATRI, “in cui trova spazio un possibile intervento sul tax free shopping, l’agevolazione che consente ai consumatori Extra UE di acquistare beni ad uso personale senza applicazione dell’IVA, avvicinando così l’Italia alle buone pratiche internazionali già adottate ormai da tempo da altri Paesi europei”. Gardini ha inoltre invitato a non dimenticare che, in questo settore, una competenza di processo, abbinata a conoscenze trasversali supportate da un costante investimento in formazione, è imprescindibile ed è proprio quello che Atri si prefigge di fornire ai suoi Associati attraverso le sue attività. “Il settore del Travel Retail fa da cornice a quello del trasporto aereo, a sua volta una delle filiere più integrate, perché include un set di compagnie aeree passeggeri e cargo, aeroporti, fornitori di prodotti e servizi aviation e non aviation, enti regolari, e così via”, ha spiegato Gardini.
In questo panorama ottimistico permangono nubi di natura geopolitica all’orizzonte, quali in primis il conflitto in Israele, su cui ad oggi non sono disponibili ancora stime di impatto sul trasportato. Per quanto riguarda i viaggi d’affari, Jarach osserva una crescita a volumi che, seppur meno intensa di quella leisure, ha ribaltato ogni previsione conservativa, confermando la resilienza del contatto umano per le occasioni di business e il ritorno su grandi numeri della componente MICE (Meeting Incentive Congressional Events).
In chiave di outlook per il 2024, David Jarach e diciottofebbraio hanno dato 5 consigli da seguire come approcci da implementare per migliorare la situazione: consolidamento delle compagnie aeree, Alleanze 3.0, perseguire la disruption, nonché l’omnidigitalizzazione del Travel Retail e puntare sull’ormai imprescindibile sostenibilità.
Fonte: ATRI: Duty Free a 138,8 miliardi di euro di valore in 5 anni (fashionnetwork.com)

