Tra le colline bolognesi prende forma una visione di ospitalità che supera i modelli tradizionali per abbracciare l’idea di Regenerative Lifestyle Resort. Palazzo di Varignana ha scelto di raccontarsi attraverso un imponente progetto di recupero paesaggistico e agricolo su oltre 900 ettari, in cui filiera corta, benessere, sostenibilità certificata ed eccellenze agroalimentari si integrano per offrire un’esperienza autentica del made in Italy. In questa intervista per la rubrica Parola all’associato, Carlo Gherardi, fondatore di Palazzo di Varignana, illustra i pilastri del progetto, il valore delle certificazioni ambientali e sociali, e il ruolo strategico di ATRI per dialogare con i canali del travel retail e portare la cultura del territorio nei principali hub del turismo internazionale.
Palazzo di Varignana ha scelto di raccontarsi legando l’ospitalità contemporanea a un imponente progetto di riqualificazione agricola e di recupero paesaggistico su oltre 900 ettari. Come si traduce concretamente questa visione nell’esperienza che offrite ai vostri ospiti e nella narrazione dell’Italian lifestyle?
Il concetto di Regenerative Lifestyle Resort nasce dalla volontà di andare oltre l’idea tradizionale di ospitalità. Palazzo di Varignana è cresciuto negli anni come un progetto profondamente legato al territorio: al resort si affiancano oggi le aziende agricole, le ville, gli agriturismi, la ristorazione, il benessere e un sistema di esperienze che permette all’ospite di entrare realmente in contatto con il paesaggio e con la cultura di queste colline.
La rigenerazione, per noi, parte proprio da qui: dal recupero di luoghi, edifici e terreni e dalla capacità di restituire loro una funzione contemporanea, senza perderne l’identità. In parallelo abbiamo riportato a coltura vaste superfici agricole, sviluppando oliveti, vigneti, frutteti e orti e contribuendo a ridisegnare un paesaggio che rischiava progressivamente di essere abbandonato.
Questa visione entra direttamente nell’esperienza dell’ospite: nei prodotti della nostra terra che arrivano nei ristoranti, nei vini e negli oli che si degustano in cantina, nei trattamenti della SPA che utilizzano ingredienti coltivati nelle aziende agricole, nelle passeggiate tra vigneti, oliveti e calanchi. È questa integrazione tra ospitalità, paesaggio, agricoltura, benessere e cultura del territorio che per noi rappresenta oggi una possibile espressione dell’Italian lifestyle».
La responsabilità sociale d’impresa è un pilastro del vostro modello, supportato da standard rigorosi come il Green Key per l’ospitalità sostenibile e la certificazione UNI/PdR 125 sulla parità di genere. Quanto pesano oggi questi valori nelle scelte dei viaggiatori di fascia alta e come orientano lo sviluppo a lungo termine del resort?
Per noi la sostenibilità non è un elemento accessorio né una leva di comunicazione, ma una componente strutturale del progetto. Negli anni abbiamo cercato di tradurla in scelte concrete, dal recupero del patrimonio esistente alla gestione agricola, dall’attenzione alle risorse fino alla valorizzazione delle persone che lavorano con noi.
Certificazioni come Green Key e UNI/PdR 125 sono importanti proprio perché introducono criteri oggettivi e misurabili: ci aiutano a verificare il lavoro svolto e, soprattutto, a mantenere alta l’attenzione nel tempo.
Anche il viaggiatore di fascia alta è cambiato. Oggi qualità, comfort e servizio restano naturalmente imprescindibili, ma cresce l’attenzione verso ciò che c’è dietro un’esperienza di soggiorno: il rapporto con il territorio, la provenienza dei prodotti, l’impatto ambientale, la capacità di un’impresa di generare valore anche per la comunità e per le persone che vi lavorano. Per questo considero questi temi non soltanto una responsabilità, ma una direzione precisa per lo sviluppo futuro di Palazzo di Varignana.
Dal vostro frutteto storico agli uliveti e vigneti che ridisegnano le colline, fino alla proposta della Varsana SPA e del Metodo Acquaviva, la cura del corpo e lo stile di vita sano si fondono con la materia prima a chilometro zero. Quali sono i riscontri del mercato internazionale, in particolare per i vostri prodotti d’eccellenza come l’olio extravergine, pluripremiato nelle principali guide mondiali?
Uno degli aspetti più interessanti del progetto Palazzo di Varignana è la possibilità di mettere in relazione produzione agricola, alimentazione, ospitalità e benessere. Negli anni abbiamo investito in modo importante nelle aziende agricole, con l’obiettivo di riportare valore e biodiversità sulle nostre colline e, allo stesso tempo, costruire una filiera capace di entrare concretamente nell’esperienza dell’ospite.
L’olio extravergine di oliva rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo percorso. La produzione nasce da un progetto agronomico molto articolato, sviluppato attraverso varietà differenti e un lavoro costante sulla qualità, che negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ma per noi il valore dell’olio non si esaurisce nella bottiglia: entra nella cucina dei nostri ristoranti, nelle degustazioni dedicate e nella proposta di Varsana SPA, dove viene utilizzato in trattamenti e rituali specifici. Lo stesso principio vale per altri prodotti delle aziende agricole, dal vino allo zafferano fino alla frutta, che alimentano un modello sempre più integrato tra gusto e benessere, oltre a essere le materie prime della linea cosmetica a marchio Palazzo di Varignana.
In questa visione si inseriscono anche i retreat del Metodo Acquaviva: ampliando il concetto di wellness attraverso un approccio dedicato all’equilibrio e alla longevità, i nostri retreat mettono in relazione stile di vita e un tipo di alimentazione che si concretizza nelle proposte del Ginkgo Longevity Restaurant, i cui piatti si basano su combinazioni alimentari strategiche di composti nutraceutici, in grado di potenziare le performance fisiche e mentali. È un esempio di come a Palazzo di Varignana il benessere non venga interpretato come un servizio isolato, ma come parte di un’esperienza più ampia e coerente.
Il riscontro degli ospiti internazionali è molto positivo proprio perché cercano sempre di più esperienze con una forte identità territoriale e, allo stesso tempo, capaci di incidere sulla qualità della vita. Non basta offrire un prodotto eccellente: ciò che fa la differenza è poter raccontare da dove nasce, vedere il luogo in cui viene prodotto, incontrarne la cultura e ritrovarlo poi nel piatto, nel calice o in un trattamento. È questa continuità tra territorio, benessere ed esperienza che riteniamo uno degli elementi più distintivi di Palazzo di Varignana.
Le aree di transito, gli hub aeroportuali e le vetrine del travel retail rappresentano il primo e l’ultimo punto di contatto per i viaggiatori globali che cercano l’autenticità del made in Italy. In che modo la partecipazione ad ATRI può supportare una realtà come Palazzo di Varignana nel dialogare con questo comparto e nel promuovere le eccellenze del territorio all’interno di canali commerciali così specifici?
La partecipazione ad ATRI ci offre l’opportunità di conoscere più da vicino il mondo del travel retail e di costruire un dialogo con un comparto che intercetta ogni giorno un pubblico internazionale particolarmente ricettivo verso il made in Italy. Aeroporti e hub di transito sono luoghi in cui il viaggio incontra il territorio e, proprio per questo, possono diventare canali interessanti per far conoscere anche le produzioni di Palazzo di Varignana e il progetto da cui nascono. Attraverso ATRI possiamo sviluppare nuove relazioni con gli operatori del settore, comprendere meglio le dinamiche di questi mercati e valutare opportunità commerciali capaci di portare i nostri prodotti in contesti internazionali qualificati. L’obiettivo è fare in modo che l’incontro con un prodotto Palazzo di Varignana possa diventare anche un primo contatto con il territorio, con la sua cultura agricola e, più in generale, con il sistema di ospitalità e lifestyle che abbiamo costruito negli anni».

