L’interesse per i viaggi a lungo raggio è in flessione tra i viaggiatori internazionali. Pressioni economiche e tensioni geopolitiche stanno spingendo le persone a guardare verso mete più vicine, ridimensionando le ambizioni di chi un tempo programmava spostamenti verso destinazioni lontane.
Secondo i dati della European Travel Commission, che analizza le intenzioni di viaggio estive, complessivamente la volontà di intraprendere viaggi a lungo raggio è scesa di cinque punti percentuali, attestandosi al 52%. L’Europa resta la regione percepita come più “sicura” dai potenziali viaggiatori, ma anche i viaggi pianificati verso il nostro continente registrano una contrazione di tre punti, fermandosi al 36% tra chi proviene da Australia, Brasile, Canada, Cina, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.
Tra questi mercati, la Cina si conferma il più dinamico, con il 63% dei viaggiatori intenzionati a visitare l’Europa nel corso dell’estate, seguita dal Brasile (47%). Il Canada (40%) e il Giappone (14%) mostrano un’intenzione di viaggio solida o in lieve miglioramento, mentre l’interesse da parte di Stati Uniti e Corea del Sud si è raffreddato per il terzo anno consecutivo, scendendo al 28%.
Il fattore economico continua a rappresentare l’ostacolo più rilevante, citato dal 40% di chi pianifica un viaggio a lungo raggio. A seguire la preferenza per altre destinazioni (16%) e la scarsità di tempo a disposizione (11%). Le preoccupazioni geopolitiche rimangono comunque un nodo significativo, citate dal 15% come motivo per non recarsi in Europa.
Tra le mete europee, la Francia guida la classifica con oltre un terzo dei viaggiatori (39%) intenzionati a visitarla. Seguono Italia (29%), Germania (25%) e Regno Unito (22%). L’Europa centrale e orientale ha registrato forti incrementi di interesse, con cultura e storia indicate come attività principali.
Sul fronte dei consumi, il food & beverage domina le aspettative di spesa dei viaggiatori in Europa: il 67% lo indica come voce principale, seguito dallo shopping (40%). La spesa per l’alloggio scende al 27%, mentre il segmento wellness cresce di due punti raggiungendo il 20%.
Fonte: DFNI

