Lo studio Airport Experience 2026 (AX26) di Airport Dimensions mette in luce una dinamica sempre più evidente nel mondo aeroportuale: la crescente distanza tra generazioni nel modo di vivere gli spazi e nell’approccio alla spesa.
I Baby Boomer, ad esempio, mostrano una propensione molto più bassa a trattenersi nelle aree commerciali degli aeroporti, preferendo spesso dirigersi direttamente al gate. Allo stesso tempo, percepiscono meno valore nell’offerta retail e utilizzano in misura ridotta i servizi digitali, evidenziando un livello di engagement inferiore rispetto alle generazioni più giovani.
Al contrario, Gen Y e Gen Z si dimostrano più coinvolte, più digitali e più inclini a interagire con l’ecosistema aeroportuale, con livelli di soddisfazione sensibilmente più elevati.
Eppure, in questo scenario di forte polarizzazione emerge un punto di incontro interessante: tutte le generazioni, indipendentemente dall’età, apprezzano soluzioni semplici, integrate e intuitive. Non è quindi la digitalizzazione in sé a fare la differenza, ma la capacità di renderla accessibile, fluida e realmente utile.
Per gli aeroporti e gli operatori del travel retail questo significa ripensare profondamente le strategie: non esiste più un viaggiatore “medio”, ma segmenti con esigenze molto diverse. Da un lato esperienze coinvolgenti e digital-first per i più giovani, dall’altro percorsi più chiari, lineari e orientati alla praticità per i passeggeri più maturi.
La vera sfida diventa quindi trovare un equilibrio tra personalizzazione e coerenza, costruendo un’esperienza capace di adattarsi ai diversi target senza perdere semplicità. È qui che si giocherà la partita dell’engagement – e dei ricavi – nei prossimi anni.
Fonte: The Moodie Davitt Report

