Chi è Global Blue e quali sono i motivi del suo recente repositioning?
Global Blue oggi non è solo leader mondiale del Tax Free shopping, concetto che ha introdotto oltre 40 anni fa, ma molto di più. È business partner per l’intera shopping journey, motivo per il quale lo scorso marzo il Gruppo ha lanciato il repositioning dell’azienda. Una scelta nata con lo scopo di fare emergere altri due pilastri fondamentali di Global Blue, che in Italia eravamo già abituati a fare nostri, ma sui quali volevamo creare maggiore consapevolezza sul mercato. Mi riferisco alle soluzioni payment, tra le quali spiccano i nostri servizi Dynamic Currency Conversion (per consentire al turista internazionale di pagare con la propria valuta al miglior tasso di cambio garantito) e Payment Gateway (tecnologia integrata, inizialmente disponibile per gli hotel, che permette di gestire il dialogo tra il PMS e i sistemi di pagamenti elettronici), e a quelle post-purchase di retail-tech, com’è per esempio il caso dello scontrino digitale Yocuda, una soluzione su cui Global Blue ha deciso di investire. Più in generale, Global Blue si presenta oggi come un partner capace di guidare i brand con i quali collabora attraverso una spiccata natura consulenziale. Per fare questo, sempre più determinante è l’analisi approfondita dei nostri dati di prima parte, un vero e proprio osservatorio privilegiato che dà ai brand una visione dettagliata del comportamento di acquisto dell’international shopper, non solo quando acquista nelle loro boutique ma anche in riferimento a competitor basket personalizzati. Senza dimenticare il ruolo della formazione, altro aspetto che Global Blue promuove attraverso proposte sempre più innovative e in linea con le esigenze di mercato.
Il 2024 ha visto finalmente l’abbassamento della soglia minima di spesa per accedere al Tax Free Shopping: quali sono i primi risultati dall’introduzione della norma?
La nuova soglia minima di spesa si prefiggeva tre obiettivi: rendere l’Italia più attrattiva, democratizzare il servizio Tax Free e decentralizzare le occasioni di shopping. In questi primi nove mesi di decorrenza della norma possiamo dire che tutti questi traguardi sono stati raggiunti. In primis, l’Italia oggi ha una soglia (70 euro) in linea col resto d’Europa, lasciando alla Francia il primato del Paese con il minimo di spesa più elevato. Per quanto riguarda la democratizzazione del servizio, nuove nazionalità stanno emergendo nella nuova fascia 70-155 euro, a partire da svizzeri, sudamericani e turchi. Infine, un altro grande risultato è la decentralizzazione dello shopping, che significa rilancio del retail locale e del piccolo artigianato. Su quest’ultimo punto si pensi a un dato: sopra i 155 euro (la vecchia soglia), le quattro città principali (Milano, Roma, Firenze e Venezia) contribuiscono per il 73% della spesa Tax Free. Nella nuova fascia questa percentuale scende al 53%, a beneficio di altre località meno abituate a rapportarsi con lo shopper internazionale, come Verona, Bologna, Como o Napoli.
La sfida per il 2025 sarà raggiungere il full recovery dello shopper cinese?
È sicuramente l’aspetto a cui guardiamo con più attenzione, anche se puntiamo parallelamente al consolidamento dei risultati già ottenuti e all’esplorazione di nuove opportunità. Lo shopper cinese, prima della pandemia, era la prima nazionalità per contribuzione alla spesa Tax Free e il loro pieno recupero è un traguardo che speriamo di raggiungere con il prossimo Capodanno cinese. Oggi già notiamo una crescita della spesa, che permette loro di collocarsi sul podio delle nazionalità con la contribuzione più elevata. L’auspicio è che continuino a scalare posizioni e le condizioni per un loro totale ritorno ci sono, a partire dai collegamenti diretti Italia-Cina, aumentati rispetto al pre-pandemia. Ad ogni modo, oggi già vediamo uno shopper cinese diverso, più giovane, più attento ai prodotti del lusso e alla ricerca dell’originalità e dell’esperienza. I brand devono iniziare a comprendere questi nuovi comportamenti d’acquisto ed essere reattivi nell’intercettare le nuove esigenze di questo consumatore. Ancora una volta, molto passa dalla formazione, dall’analisi dei dati e – perché no – da campagne marketing mirate. Su questo Global Blue è in prima linea nel supportare i brand.
In termini di innovazione, Global Blue sta accrescendo il suo potenziale di Business Intelligence: ci racconti le ultime novità in merito?
Volentieri. Tutto nasce dal rapporto quotidiano che abbiamo con i brand e dalle richieste che il mercato ci fa. È stato così fin dai tempi delle prime insight e delle successive evoluzioni, facilitate anche dalla digitalizzazione del processo Tax Free unito all’obbligatorietà di utilizzo del passaporto per completare gli acquisti. Negli anni, per esempio, siamo riusciti ad aiutare i brand con analisi geografiche per capire dove aprire nuovi store, così come chiarire loro in quali altri negozi lo shopper internazionale acquista dopo aver fatto shopping lì. Ma la vera novità è oggi l’analisi sul prodotto. Se prima ci fermavamo alla più generica categoria merceologica, ora riusciamo ad arrivare più dettagliatamente al singolo prodotto: cappello, intimo, borsa… Una piccola rivoluzione che può aiutare i brand a costruire strategie data-driven sempre più efficaci, con benchmark specifici anche a livello di prodotto.

