Qual è la proposizione di valore della Umberto Cesari?
Umberto Cesari festeggia quest’anno 60 anni: è un’azienda fortemente legata al territorio romagnolo con una caratteristica viticoltura di collina. La Umberto Cesari deve tutto ai terreni, sia di proprietà che di conduzione, che permettono di ottenere delle uve particolari, trasformate da noi in vino. L’idea iniziale, portata avanti negli anni, è stata quella di credere nel grande potenziale della viticoltura di collina, dove le escursioni termiche, la conformazione del territorio e le esposizioni avrebbero permesso anche di produrre vini di grande, struttura e longevità.
Riesce a raccontarci qualcosa su un prodotto in particolare?
Poche settimane fa ricorreva il quinto anniversario della scomparsa di mio padre Umberto: noi abbiamo pensato di dedicargli uno dei vini più iconici dell’azienda, presentando al Vinitaly “Umberto”. Questo vino nasce da un’uva che lui stesso aveva iniziato a lavorare negli anni 80 e che fino ad allora non esisteva, ed è stata denominata Merlese: grazie alla collaborazione con l’università di Bologna, Prof. Intrieri, i fiori della pianta del Sangiovese furono impollinati naturalmente con il Merlot, al fine di creare un’uva che racchiudesse il meglio di entrambi i “genitori”. A quel punto mio padre mise a disposizione un terreno per piantare le barbatelle di Merlese e il resto è storia. Prodotto nella vendemmia 2021, affinato in vasche di cemento e in anfore di cocciopesto, ha un colore rosso intenso con riflessi violacei; il bouquet è ampio con sentori di ciliegia, frutti di bosco, speziati. Ricco di corpo, ma in grado allo stesso tempo di mostrare eleganza grazie al connubio tra acidità e morbidezza, ha una trama tannica decisa e un gran potenziale di longevità.
Quale peso ha oggi il travel retail per la vostra azienda? Come si è evoluto nel tempo il rapporto con questo canale?
Il canale del travel retail per noi segnala un pre-covid e un post-covid: nel pre-covid avevamo registrato una crescita davvero soddisfacente, percorso poi bruscamente interrotto dall’avvento della pandemia. Ora stiamo osserviamo una lenta ripresa: ciò in prima istanza perché il nostro target di riferimento nel canale, vale a dire il cliente business, è tornato a viaggiare con un certo ritardo, terminato il picco emergenziale. Il canale travel retail oggi vale il 5% del fatturato complessivo, ma sono fiducioso che tornerà ad avere quel tasso di crescita che registravamo nel periodo pre-pandemico in un orizzonte temporale nemmeno troppo lontano. In questo scenario ATRI ci aiuta, grazie al forum e ai vari appuntamenti, riusciamo a sviluppare sempre più un networking interessante e aprire strade altrimenti precluse.
Sul tema della sostenibilità state portando avanti qualche progettualità?
Per quanto riguarda la nostra azienda stiamo imprimendo un’accelerazione agli investimenti in pratiche ESG: per mantenere il vigneto in salute abbiamo adottato solo prodotti a base vegetale in modo da ridurre i residui, sia nei vigneti a conduzione integrata (certificata SQNPI), che in quelli a conduzione biologica. Inoltre, per minimizzare il ricorso all’irrigazione riducendo contemporaneamente l’apporto di concimi, utilizziamo la zeolite, polvere di roccia naturale che protegge le piante e mantiene il corretto equilibrio idrico. Inoltre, per ridurre le emissioni di CO2 utilizziamo tappi di sughero Amorim che hanno un minor impatto ambientale e abbiamo scelto di alleggerire il peso del vetro delle nostre bottiglie del 20% negli ultimi anni, per garantire minori emissioni sia in fase produttiva sia nella successiva fase trasporto.
Quest’anno, per la prima volta, realizzeremo un bilancio di sostenibilità, mentre stiamo finalizzando un piano quinquennale di sostenibilità e responsabilità sociale. Io credo che per un’azienda come la nostra diventi fondamentale e centrale non procrastinare gli investimenti, l’attitudine e la filosofia che la responsabilità sociale d’impresa oggi impone.
Per concludere, c’è qualche altra innovazione in cantiere?
Siamo pronti ad immettere sul mercato nuovi vini che effettuano fermentazione in cemento con il metodo Galileo e affinamento in cocciopesto (e non fermentazione in acciaio e invecchiamento in botti di legno come da nostra tradizione). Per fare ciò abbiamo destinato alcune aree della nostra azienda ad anfore in cocciopesto e serbatoi Galileo, da affiancare alla fermentazione ed invecchiamento tradizionale.

